(Prologo):
LE COSE CHE FANNO LA DOMENICA
L'odore
caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L'urto dei secchi contro il pozzo e il cigolio della puleggia.
La
biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I
fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L'elemosina.
La
neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le
comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I
ricoverati grigi.
L'azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati
Lo
stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le
bucce d'oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I
soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scala rossa
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestiboli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.
Corrado
Govoni, Gli aborti, © 1907, Taddei Editore
LA
NOTTE LAVA LA MENTE
La
notte lava la mente.
Poco
dopo si è qui come sai bene,
fila d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
Qualcuno
sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
Mario
Luzi, Poesie e prose, © 1998 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
SERA
DI PASQUA
Alla
televisione
Cristo in croce cantava come un tenore
colto da un'improvvisa
colica pop.
Era stato tentato poco prima
dal diavolo vestito da donna nuda.
Questa è la religione del ventesimo secolo.
Probabilmente la notte di San Bartolomeo
o la coda troncata di una lucertola
hanno lo stesso peso nell'Economia
dello Spirito
fondata sul principio dell'Indifferenza.
Ma forse bisogna dire che non è vero
bisogna dire che è vera la falsità,
poi si vedrà che cosa accade. Intanto
chiudiamo il video. Al resto
provvederà chi può ( se questo chi
ha qualche senso ).Noi non lo sapremo.
Eugenio
Montale, Tutte le poesie, © 1984 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
IL
CANTO *
Lungamente
sospeso
dentro l'anima
di una metafisica assente,
tu hai ragione d'amore
ben più alta
e non ti preme
la soglia viva della vita tua.
Ahimè,
che smarrimento
una fontana
a gettiti profondi di avaria,
la musica che suona di lontano,
il ricordo di un'ansia indefinita,
l'amore breve delle tue passioni
e un libro che corona le tue stelle.
Alda
Merini, Ballate non pagate, © 1995 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
* titolo suggerito dall'autrice
ATTESA
Oggi
che t'aspettavo
non sei venuta
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s'annuncia e poi s'allontana,
così ti sei negata alla mia sete.
L'amore, sul nascere,
ha di quest'improvvisi pentimenti.
Silenziosamente
ci siamo intesi.
Amore,
amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d'insulti.
Vincenzo
Cardarelli, Opere, © 1981 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
LA
NOTTE
Ma
la notte ventosa, la limpida notte
che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,
è un ricordo. Perdura una calma stupita
fatta anch'essa di foglie e di nulla. Non resta,
di quel tempo di là dai ricordi, che un vago
ricordare.
Talvolta
ritorna nel giorno
nell'immobile luce del giorno d'estate,
quel remoto stupore.
Per
la vuota finestra
il bambino guardava la notte sui colli
freschi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:
vaga e limpida immobilità. Fra le foglie
che stormivano al buio, apparivano i colli
dove tutte le cose del giorno, le coste
e le piante e le vigne, eran nitide e morte
e la vita era un'altra, di vento, di cielo,
e di foglie e di nulla.
Talvolta
ritorna
nell'immobile calma del giorno il ricordo
di quel vivere assorto, nella luce stupita.
Cesare
Pavese, Lavorare stanca, © 1943 & 1998 Giulio Einaudi Editore
SpA, Torino
SE
QUESTO E' UN UOMO
Voi
che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate
se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate
che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo
Levi, Se questo è un uomo, © 1958 & 1976 Giulio Einaudi
Editore SpA, Torino
VERSI
CONTROVERSI
Erba
felice.
Mare
sempre di fortuna.
Luce.
Vivi spari di luce
negli occhi ingombri di boschi
e di gabbiani...
A un passo...
A un passo da dove?...
Il dove
non esiste?...
Esiste
- fra la palpebra e il monte -
tutta quest'erba felice
di nessun luogo...
Tutto
questo inesistente mare
così presente...
Godilo...
Godilo e non lo cercare
se non vuoi perderlo...
Là,
fra la palpebra e il monte.
Come l'erba...
Là in fronte
a te, anche se non lo puoi arrivare...
Negalo, se lo vuoi trovare...
Inventalo...
Non lo nominare...
Giorgio
Caproni, Il conte di Kevenhuller, © 1986 Garzanti Libri SpA, Milano
"UNA
DISPERATA VITALITA'" (parte VII)
Non
perdona!
C'era
un'anima, tra quelle che ancora
dovevano scendere nella vita
- tante, e tutte uguali, povere anime -
un'anima, in cui nella luce degli occhi castani,
nel modesto ciuffo pettinato da un'idea materna
della bellezza maschile,
ardeva il desiderio di morire.
La
vide subito, colui
che non perdona.
La
prese, la chiamò vicino a sé,
e, come un artigiano,
lassù nei mondi che precedono la vita,
le impose le mani sul capo
e pronunciò la maledizione.
Era
un'anima candida e pulita,
come un ragazzetto alla prima comunione,
saggio della saggezza dei suoi dieci anni,
vestito di bianco, di una stoffa
scelta dall'idea materna della grazia maschile,
con negli occhi tiepidi il desiderio di morire.
Ah
la vide subito, colui
che non perdona.
Vide
l'infinita capacità di obbedire
e l'infinita capacità di ribellarsi:
la chiamò a sé e operò su lei
- che lo guardava fiduciosa
come un agnello guarda il suo giusto carnefice -
la consacrazione a rovescio, mentre
nel suo sguardo cadeva
la luce, e saliva un'ombra di pietà.
"Tu
scenderai nel mondo,
e sarai candido e gentile, equilibrato e fedele,
avrai un' infinita capacità di obbedire
e un'infinita capacità di ribellarti.
Sarai puro.
Perciò ti maledico."
Vedo
ancora il suo sguardo
pieno di pietà - e del leggero orrore
che si prova per colui che la incute,
lo sguardo con cui si segue
chi va, senza saperlo, a morire,
e, per una necessità che domina chi sa e chi non sa,
non gli si dice nulla -
vedo ancora il suo sguardo,
mentre mi allontanavo
dall'Eternità - verso la mia culla.
Pier
Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, © 1976 Garzanti Libri SpA,
Milano
1974
Per
tanto tempo i tuoi occhi
mi hanno guardato
senza vedermi,
per tanto tempo.
Ora che si è infranto
il sipario che ci separava,
ora che la mia follia
come un fuoco selvaggio
ha sciolto il gelo
che ci aveva ibernati,
dimmi cosa vedi.
Io non posso saperlo,
io non riesco a saperlo
Sei tu che devi dirmelo.
Ma se ancora temi
di ferirmi a morte,
allora usa della tua arma,
usa il tuo silenzio
che è timore
e speranza insieme per me.
Io aspetterò.
Ogni giorno che passerà
cercherò di riconoscermi in te,
di vedermi
come in uno specchio,
fino a raggiungere
da sola, con una forza
e una fiducia riconquistate,
la verità.
Tu dici che la verità
non esiste.
E allora, io ti prego,
per me, per la mia vita futura,
devi inventarla.
E' forse l'unico dono
a cui io credo
di avere diritto.
Elisa
Brauns, 1974 da "Parola smarrita parola ritrovata", 1995 antologia
a cura del Gruppo per la poesia del Coordinamento
Riabilitazione Servizio Salute Mentale USL N. 4 "Genovese".
UOMO
DEL MIO TEMPO
Sei
ancora quello della pietra e delle fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gi animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Salvatore
Quasimodo, Poesie e discorsi sulla poesia,© 1971 Arnoldo Mondatori
Editore SpA, Milano
NATALE
Non
ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho
tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi
così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Giuseppe
Ungaretti, Vita di un uomo,© 1969 Arnoldo Mondatori Editore SpA,
Milano
LAVORO
Un
tempo
la mia vita era facile. La terra
mi dava fiori frutta in abbondanza.
Or
dissodo un terreno secco e duro.
La vanga
urta in pietre, in sterpaglia. Scavar devo
profondo, come chi cerca un tesoro.
Umberto
Saba, Tutte le poesie, © 1984 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
AMICO
FRAGILE
Evaporato
in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta".
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente i seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscano le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Fabrizio
De Andrè, Amico fragile da Volume 8 © 1975 Bel disc - BMG
Ricordi
POETICA
(2)
Non
scriverò più verSI
che SI incartino DOlci
dentro LA musica
delle parole ritmate,
delle rime baciate.
AlLA grazia dell'assonanza
preferisco
LA forza delLA dissonanza:
dunque, finisco
il giro attorno
al mappamonDO
del cuoRE e delLA mente,
delle idee delle cose,
non protetto in una serra
seduto su un letto di rose,
ma onoREvolmente
con il culo per terra.
Raffele
Crovi, Pianeta terra,© 1999 Marsilio Editori SpA, Venezia
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