MORIVA
IN ME LA POESIA
Moriva in me la poesia
e tu mi volevi poeta
perchè con poesia
m'hai amato.
Docile come una foglia
che, mossa dal vento, si levi
a disegnare nell'aria
un volo leggero, bizzarro
che meraviglia ridesti,
aerea come una foglia
ti sei allontanata, mia Rosa
all'improvviso nel nulla
che a un uragano assomiglia,
strappata da me con malizia
da Morte subdola e laida.
Ma tu mi volevi poeta
ed io mi riscopro nel pianto
nel verso duro di pietra
nella parola di marmo
nel bianco silenzio del cuore
nel canto atroce, ma canto
di
Bruno Rombi
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ORA
È IL SILENZIO
Ora è il silenzio
A darmi la sua voce.
con la dolcezza estrema
del non detto
apre l’azzardo
al filo di una riga
su cui scorre in cadenza
ogni parola.
In silenzio decisa a diventare
nuovo senso di vita.
di
Bruno Rombi
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ORGOSOLO
Sangue ancora sui monti.
Nemmeno l’acqua d’inverno
lava i delitti.
Ma i miei fratelli soli,
là sopra i monti,
con l’anima annodata nei lentischi
il silenzio scavato dentro ai cuori,
chi mai li ascolta?
Distruggete quei monti di miseria:
induriscono i sensi.
Bruciate le oscure sterpaglie:
annodano il pianto.
Dateci,
date anche a noi, che siamo banditi,
terre da dissodare,
pascoli verdi dove le speranze
non muoiano al primo vento.
E non temiate il silenzio
Che staglia
I nostri volti di pietra.
Sapeste
Quante amare parole
Hanno scolpito
Queste grinte di pena!
Non diteci ancora: -Banditi!-
I cuori, a lungo intristiti,
riversano sangue.
Il nostro ormai è gonfio
Da millenni.
di
Bruno Rombi
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MORBIDA
MADRE
MORBIDA
MADRE
REGINA DELLE NOTTI INSONNI
VEGLIA SU DI NOI
SPOGLIACI
DAI COMUNI PUDORI
DI MANI AVIDE SARAI
LA GUIDA COMPLICE
TESORO
UMIDO DEI SENSI
E VOGLIE ISTERICHE
TI PRENDEREMO A TURNO
TI PRENDEREMO… QUI
GIOIA
DEL SESSO
ACQUA DA BERE
I MIEI RESTI SU DI TE
MORBIDA MADRE
SEGUICI
CON LE MANI APRITI
MORBIDA
MADRE
REGINA DELLE NOTTI INSONNI
VEGLIA SU DI NOI
TI
PORTEREMO IN TRIONFO
PER LE STRADE
BERREMO DA TE
DAL TUO CORPO LIBERO
LA NOSTRA SAZIETA’…
MORBIDA
MADRE DEL PECCATO
CHE E’ DENTRO TUTTI NOI
ACCENDI OGNI TUA LUCE
PRENDICI,
VEGLIA SU DI NOI
MORBIDA
MADRE DEL PECCATO
AIUTAMI A STAR SOLO
MORBIDA MADRE DEL PECCATO
AIUTAMI A STAR SOLO
MORBIDA MADRE DEL PECCATO
AIUTAMI A STAR SOLO
MORBIDA MADRE DEL PECCATO
AIUTAMI A STAR SOLO
Altera,
Inedito
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pagina
MANIFESTO
Sinceramente devo dire
che non soffro intensamente
se vedo una banca bruciare
Sicuramente
mi lascia indifferente
andare o non andare a votare…
E
non mi sembra affatto intelligente
dire: “droga è = all’erba da fumare”…
Sinceramente
non sopporto per niente
che mi vengano a dire cosa devo comprare…
Io
sono un uomo libero…io sono vivo e Resisto, Resisto, Resisto...
Sinceramente
trovo assurdo
che la chiesa mi dica
cosa devo o non devo pensare…
E
non reggo
Per niente il liberismo
E’ una scusa per poterti sfruttare
Ed
ancora mi vergogno
del lusso in occidente
con mezzo mondo che non ha da mangiare
Sicuramente
posso dire che odio lavorare!
e vendermi la vita… per campare!…
La
la la la la, la la la, la la la la…
Io
sono un uomo libero… io sono vivo e Resisto, Resisto, Resisto...
Vorrei
poter avere un telecomando per azzerare tutto
e vedere nella testa della gente cosa c’è
come si fa a sopportare tutto?
Sinceramente
posso solo dire che
Io sono un uomo libero… io sono vivo e Resisto, Resisto, Resisto...
Altera,
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SMASH
!
(NON
POSSO DIRE D’ESSERE INVITANTE PER COME MI PRESENTO…)
NON
PARLO BENE E IN MANIERA ACCATTIVANTE
NON MI VESTO IN MODO CONVENIENTE
E’ GIA’ TANTO SE MI COPRO…QUANDO ESCO!
INOLTRE…NON
MI RADO ABITUALMENTE
E DORMO POCO MA DI GUSTO
MI PIACE TROPPO BERE E NON IL GIUSTO
NESSUNO MAI MI HA REGALATO NIENTE!…
E
DOVREI ESSERE GENIALE FINO AL CALARE DEL SOLE
ED EFFERVESCENTE LA NOTTE
MA IO FATICO AD ALLINEARMI ALLE CONVENZIONI SOCIALI!
QUESTO AMORE PER TE RESISTE SEMPRE
QUESTO AMORE PER TE RESISTE SEMPRE
QUESTO AMORE PER TE…SEMPRE PRESENTE
MI
PIACE … FARE SESSO IN MODO STRANO
LEGARTI E POI BENDARTI PIANO PIANO
E NON MI PIACE PROPRIO LAVORARE
SCAMBIARE TEMPO PER DENARO E ’ UN PO’ UMILIANTE !
A
SCUOLA
LA NOIA MI ASSALIVA DI FREQUENTE
E NON HO MAI AVUTO NIENTE DI IMPORTANTE
NON POSSO DIRE D’ESSER STATO PREVIDENTE!
E
DOVREI ESSERE GENIALE FINO AL CALARE DEL SOLE
ED EFFERVESCENTE LA NOTTE
MA IO NON RIESCO AD ALLINEARMI ALLE CONVENZIONI SOCIALI!
QUESTO AMORE PER TE RESISTE SEMPRE
QUESTO AMORE PER TE RESISTE SEMPRE
QUESTO AMORE PER TE… SEMPRE PRESENTE
E
A TE CHE
SEI RIMASTA ACCANTO OGNI MOMENTO
E MI HAI SALVATO IN ALTRI CENTO,
A TE... A TE... CHE COSA DOVREI DIRE ?
RESISTI
SEMPRE… SEI SEMPRE PRESENTE…
ATE,
A TE, CHE COSA DOVREI DIRE… A TE…
CHE
IO FATICO AD ALLINEARMI ALLE CONVENZIONI SOCIALI …
CHE IO NON RIESCO AD ALLINEARMI ALLE CONVENZIONI SOCIALI …
CHE IO NON VOGLIO ALLINEARMI ALLE CONVENZIONI SOCIALI …
MERDA
D’ARTISTA
(voce
di Ernesto “Che” Guevara)
IMMAGINE CULTO ICONA
BELLA IRONICA ARDITA, DICEVA SARTRE
PRONTA ALL’ USO, UN MITO PER AMICO L’IDOLO
MA CHI L’AVREBBE DETTO?
A CAUSA DI UNA FOTO… MARZO DEL ‘60 , IL CASO
EPPURE… TU CONOSCI LA FRUTTA E LA COPPIA DI BUOI °
GUERRA
NO, GUERRIGLIA SI’ °°
ORA: POSTER, MAGLIETTE, ADESIVI, FESTE DI PARTITO
PROFITTO, MARKETING, GUADAGNO…
SUPERMERCATI O CENTRI SOCIALI
COMANDANTE
SEI COME MARYLIN E COME JAMES DEAN
SEI
DIVENTATO MERDA D’ARTISTA
DIVENTATO MERDA D’ARTISTA
MA CHI L’AVREBBE DETTO
COME MORRISON MERDA D’ARTISTA
UNA PUTTANA SANTA, IL CRISTO COMUNISTA…
(voce
di Ernesto “Che” Guevara)
SEI DIVENTATO MERDA D’ARTISTA
DIVENTATO MERDA D’ARTISTA
MA CHI L’AVREBBE DETTO
COME MORRISON MERDA D’ARTISTA
UNA PUTTANA SANTA
SIMBOLO
DI SOLA IMMAGINE DEL TEMPO ANDATO
PER INFANTI VIZIATI
E FIGLI DI PAPA’
PERDONA
QUESTI OCCIDENTALI
ALTERNATIVI DEL CAZZO…
MERDA D’ARTISTA MERDA D’ARTISTA AH
MERDA D’ARTISTA MERDA D’ARTISTA AH
“DE TU QUERIDA PRESENCIA COMANDANTE “CHE” GUEVARA”
MERDA D’ARTISTA, COMANDANTE MERDA D’ARTISTA
“DE TU QUERIDA PRESENCIA COMANDANTE “CHE” GUEVARA”
°°°
MERDA D’ARTISTA, COMANDANTE MERDA D’ARTISTA
MERDA D’ARTISTA MERDA D’ARTISTA… AH
° citazione da Miguel Barnet (poeta cubano)
°° citazione da Ernesto “Che” Guevara
°°° citazione dalla canzone popolare “Hasta siempre
Comandante”
Altera,
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LA
BANDIERA
intro:
stralcio da “Faccetta nera” + speaker di Radio Milano Liberata
HO VISTO HO VISTO UNA BANDIERA
IN TRIPLA STOFFA, CUCITA INSIEME A PIU’ COLORI
RUBANDO IL SUDORE DI UN OPERAIO
E LA FATICA DI MANO CONTADINA…
(il
comandante partigiano S. Pertini invita allo sciopero insurrezionale)
(COMANDANTE PARTIGIANO…)
HO VISTO QUELLA BANDIERA
BIANCA VERDE ROSSA
DIVENTARE NERA…
(stralcio
dall’ultimo discorso di B. Mussolini)
L’ HO VISTA STESA SUL SELCIATO
A COPRIRE I CORPI
L’HO VISTA APPESA
A BALCONI INFAMI
L’HO VISTA ROSSA DI SANGUE
DERUBATO IN GRIGIOVERDE
O IN PANTALONI CON LA BANDA ROSSA…
(speaker
Telegiornale annuncia la strage di Piazza Fontana + promesse di giustizia
del Ministro dell’epoca)
(COMANDANTE PARTIGIANO…)
HO VISTO QUELLA BANDIERA
VERDE BIANCA ROSSA
DIVENTARE NERA…
HO VISTO QUELLA BANDIERA
VERDE BIANCA ROSSA
DIVENTARE NERA…
RICORDA
BENE
HO VISTO GLI OCCHI DI PARTIGIANO!
RICORDA BENE
UNA BANDIERA NON SERVE A NIENTE!
UNA BANDIERA NON SERVE A NIENTE
SE NON ACCOGLIE I NUOVI CRISTI
SLAVI ALBANESI E NERI
SE NON RENDE GIUSTIZIA AI CORPI
UMILIATI IN STRAGI IGNOTE
SE NON PLACA LE CONTRADDIZIONI
L’ITALIANO DI SOPRA E L’ALTRO DI SOTTO
UNO BIANCO, UNO NERO
UNO BIANCO, UNO NERO…
VORREI VEDERE QUELLA BANDIERA
VERDE BIANCA ROSSA
DIVENTARE VERA…
VORREI VEDERE QUELLA BANDIERA
VERDE BIANCA ROSSA
DIVENTARE VERA…
(IN
UN PAESE ORRIBILMENTE SPORCO… IN UN PAESE ORRIBILMENTE SPORCO…)
*
(stralcio da un discorso di fine anno del Presidente della Repubblica
S. Pertini)
*citazione da P.P.PASOLINI
Altera,
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LIVIDA
(canzone dell’amore universale)
(Eccellenza,
Presidente, Monsignore…)
TEMPI BUI, TEMPI NUOVI E BUI
TEMPI DI MEDIOEVO FORMATO FAMIGLIA
IO VI ODIO TUTTI!
(Cos’e’ sto mortorio, questi parassiti non fanno niente
per la festa di questo giorno, urlate di gioia, fate quello che volete,
ma soprattutto ridete!
Su, imbecilli, fateci vedere che siete felici!)
AMICI, PARENTI, GENITORI, SEMPLICI CONOSCENTI
GLI ESTRANEI, TUTTI, IO VI ODIO…TUTTI
DESIDERIO COMANDA!
INCATENATI, STESI IN FONDO AL FOSSO
COSPARSI DI BENZINA
IL FUOCO SIA CON TE, SIA CON TE!
VOCIANTI
STERILI, INUTILI ASSORDANTI
NOIOSI IPOCRITI PETULANTI ASSONNATI
IO VI ODIO TUTTI
MALEDETTI TUTTI E MALEDETTO IO…
PARTITI,
MILITARI, FIGLI DI PAPA’, PRETI, CANTANTI DI JAZZ
UOMINI, DONNE, VECCHI, BAMBINI PENSIONATI, TUTTI!
(Celebriamo solennemente il vostro matrimonio)
IO VI ODIO TUTTI, TUTTE
E
UNA SOTTILE INQUIETUDINE
SI IMPADRONI’ DI ME ALL’ALBA
ALLORA PADRONE COS’E’ CHE NON VA
FORSE UN SECONDO DILUVIO SALVERA’
QUESTA MISERA UMANITA’, UNA SOTTILE INQUIETUDINE
PER QUESTA MISERA UMANITA’, PER QUESTA POVERA UMANITA’
VOCIANTI
STERILI, INUTILI ASSORDANTI
NOIOSI IPOCRITI PETULANTI ASSONNATI
IO VI ODIO TUTTI, MALEDETTI TUTTI
(avanti, ridete!)
MOGLI AMICHE FIDANZATE SORELLE ESTRANEE TUTTE
(spogliatevi!)
IO VI ODIO TUTTI , TUTTE IO VI ODIO TUTTI , TUTTE
E
UNA SOTTILE INQUIETUDINE
SI IMPADRONI’ DI ME ALL’ALBA
ALLORA PADRONE COS’E’ CHE NON VA
FORSE UN SECONDO DILUVIO SALVERA’
QUESTA MISERA UMANITA’, UNA SOTTILE INQUIETUDINE
PER QUESTA MISERA UMANITA’ PER QUESTA POVERA UMANITA’
VI VOGLIO TUTTI!
EVERYBODY
DANCE NOW (Dio, Dio, perche’ci hai abbandonati?)
EVERYBODY DANCE NOW!
(E tu? Perche’ non urli di gioia? Perche’ non applaudi,
perche’non canti?)
(
Tra parentesi stralci tratti dal film di P. P Pasolini “SALO’
O LE 120 GIORNATE DI SODOMA”, su liberatoria PEA/ GRIMALDI)
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(Prologo):
LE COSE CHE FANNO LA DOMENICA
L'odore
caldo del pane che si cuoce dentro il forno.
Il canto del gallo nel pollaio.
Il gorgheggio dei canarini alle finestre.
L'urto dei secchi contro il pozzo e il cigolio della puleggia.
La
biancheria distesa nel prato.
Il sole sulle soglie.
La tovaglia nuova nella tavola.
Gli specchi nelle camere.
I
fiori nei bicchieri.
Il girovago che fa piangere la sua armonica.
Il grido dello spazzacamino.
L'elemosina.
La
neve.
Il canale gelato.
Il suono delle campane.
Le donne vestite di nero.
Le
comunicanti.
Il suono bianco e nero del pianoforte.
Le suore bianche bendate come ferite.
I preti neri.
I
ricoverati grigi.
L'azzurro del cielo sereno.
Le passeggiate degli amanti.
Le passeggiate dei malati
Lo
stormire degli alberi.
I gatti bianchi contro i vetri.
Il prillare delle rosse ventarole.
Lo sbattere delle finestre e delle porte.
Le
bucce d'oro degli aranci sul selciato.
I bambini che giuocano nei viali al cerchio.
Le fontane aperte nei giardini.
Gli aquiloni librati sulle case.
I
soldati che fanno la manovra azzurra.
I cavalli che scalpitano sulle pietre.
Le fanciulle che vendono le viole.
Il pavone che apre la ruota sopra la scala rossa
Le colombe che tubano sul tetto.
I mandorli fioriti nel convento.
Gli oleandri rosei nei vestiboli.
Le tendine bianche che si muovono al vento.
Corrado
Govoni, Gli aborti, © 1907, Taddei Editore
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LA
NOTTE LAVA LA MENTE
La
notte lava la mente.
Poco
dopo si è qui come sai bene,
fila d'anime lungo la cornice,
chi pronto al balzo, chi quasi in catene.
Qualcuno
sulla pagina del mare
traccia un segno di vita, figge un punto.
Raramente qualche gabbiano appare.
Mario
Luzi, Poesie e prose, © 1998 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
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SERA
DI PASQUA
Alla
televisione
Cristo in croce cantava come un tenore
colto da un'improvvisa
colica pop.
Era stato tentato poco prima
dal diavolo vestito da donna nuda.
Questa è la religione del ventesimo secolo.
Probabilmente la notte di San Bartolomeo
o la coda troncata di una lucertola
hanno lo stesso peso nell'Economia
dello Spirito
fondata sul principio dell'Indifferenza.
Ma forse bisogna dire che non è vero
bisogna dire che è vera la falsità,
poi si vedrà che cosa accade. Intanto
chiudiamo il video. Al resto
provvederà chi può ( se questo chi
ha qualche senso ).Noi non lo sapremo.
Eugenio
Montale, Tutte le poesie, © 1984 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
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IL
CANTO *
Lungamente
sospeso
dentro l'anima
di una metafisica assente,
tu hai ragione d'amore
ben più alta
e non ti preme
la soglia viva della vita tua.
Ahimè,
che smarrimento
una fontana
a gettiti profondi di avaria,
la musica che suona di lontano,
il ricordo di un'ansia indefinita,
l'amore breve delle tue passioni
e un libro che corona le tue stelle.
Alda
Merini, Ballate non pagate, © 1995 Giulio Einaudi Editore SpA, Torino
* titolo suggerito dall'autrice
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ATTESA
Oggi
che t'aspettavo
non sei venuta
E la tua assenza so quel che mi dice,
la tua assenza che tumultuava,
nel vuoto che hai lasciato,
come una stella.
Dice che non vuoi amarmi.
Quale un estivo temporale
s'annuncia e poi s'allontana,
così ti sei negata alla mia sete.
L'amore, sul nascere,
ha di quest'improvvisi pentimenti.
Silenziosamente
ci siamo intesi.
Amore,
amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d'insulti.
Vincenzo
Cardarelli, Opere, © 1981 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
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LA
NOTTE
Ma
la notte ventosa, la limpida notte
che il ricordo sfiorava soltanto, è remota,
è un ricordo. Perdura una calma stupita
fatta anch'essa di foglie e di nulla. Non resta,
di quel tempo di là dai ricordi, che un vago
ricordare.
Talvolta
ritorna nel giorno
nell'immobile luce del giorno d'estate,
quel remoto stupore.
Per
la vuota finestra
il bambino guardava la notte sui colli
freschi e neri, e stupiva di trovarli ammassati:
vaga e limpida immobilità. Fra le foglie
che stormivano al buio, apparivano i colli
dove tutte le cose del giorno, le coste
e le piante e le vigne, eran nitide e morte
e la vita era un'altra, di vento, di cielo,
e di foglie e di nulla.
Talvolta
ritorna
nell'immobile calma del giorno il ricordo
di quel vivere assorto, nella luce stupita.
Cesare
Pavese, Lavorare stanca, © 1943 & 1998 Giulio Einaudi Editore
SpA, Torino
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SE
QUESTO E' UN UOMO
Voi
che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
Considerate
se questo è un uomo,
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate
che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi:
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
Primo
Levi, Se questo è un uomo, © 1958 & 1976 Giulio Einaudi
Editore SpA, Torino
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VERSI
CONTROVERSI
Erba
felice.
Mare
sempre di fortuna.
Luce.
Vivi spari di luce
negli occhi ingombri di boschi
e di gabbiani...
A un passo...
A un passo da dove?...
Il dove
non esiste?...
Esiste
- fra la palpebra e il monte -
tutta quest'erba felice
di nessun luogo...
Tutto
questo inesistente mare
così presente...
Godilo...
Godilo e non lo cercare
se non vuoi perderlo...
Là,
fra la palpebra e il monte.
Come l'erba...
Là in fronte
a te, anche se non lo puoi arrivare...
Negalo, se lo vuoi trovare...
Inventalo...
Non lo nominare...
Giorgio
Caproni, Il conte di Kevenhuller, © 1986 Garzanti Libri SpA, Milano
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"UNA
DISPERATA VITALITA'" (parte VII)
Non
perdona!
C'era
un'anima, tra quelle che ancora
dovevano scendere nella vita
- tante, e tutte uguali, povere anime -
un'anima, in cui nella luce degli occhi castani,
nel modesto ciuffo pettinato da un'idea materna
della bellezza maschile,
ardeva il desiderio di morire.
La
vide subito, colui
che non perdona.
La
prese, la chiamò vicino a sé,
e, come un artigiano,
lassù nei mondi che precedono la vita,
le impose le mani sul capo
e pronunciò la maledizione.
Era
un'anima candida e pulita,
come un ragazzetto alla prima comunione,
saggio della saggezza dei suoi dieci anni,
vestito di bianco, di una stoffa
scelta dall'idea materna della grazia maschile,
con negli occhi tiepidi il desiderio di morire.
Ah
la vide subito, colui
che non perdona.
Vide
l'infinita capacità di obbedire
e l'infinita capacità di ribellarsi:
la chiamò a sé e operò su lei
- che lo guardava fiduciosa
come un agnello guarda il suo giusto carnefice -
la consacrazione a rovescio, mentre
nel suo sguardo cadeva
la luce, e saliva un'ombra di pietà.
"Tu
scenderai nel mondo,
e sarai candido e gentile, equilibrato e fedele,
avrai un' infinita capacità di obbedire
e un'infinita capacità di ribellarti.
Sarai puro.
Perciò ti maledico."
Vedo
ancora il suo sguardo
pieno di pietà - e del leggero orrore
che si prova per colui che la incute,
lo sguardo con cui si segue
chi va, senza saperlo, a morire,
e, per una necessità che domina chi sa e chi non sa,
non gli si dice nulla -
vedo ancora il suo sguardo,
mentre mi allontanavo
dall'Eternità - verso la mia culla.
Pier
Paolo Pasolini, Poesia in forma di rosa, © 1976 Garzanti Libri SpA,
Milano
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1974
Per
tanto tempo i tuoi occhi
mi hanno guardato
senza vedermi,
per tanto tempo.
Ora che si è infranto
il sipario che ci separava,
ora che la mia follia
come un fuoco selvaggio
ha sciolto il gelo
che ci aveva ibernati,
dimmi cosa vedi.
Io non posso saperlo,
io non riesco a saperlo
Sei tu che devi dirmelo.
Ma se ancora temi
di ferirmi a morte,
allora usa della tua arma,
usa il tuo silenzio
che è timore
e speranza insieme per me.
Io aspetterò.
Ogni giorno che passerà
cercherò di riconoscermi in te,
di vedermi
come in uno specchio,
fino a raggiungere
da sola, con una forza
e una fiducia riconquistate,
la verità.
Tu dici che la verità
non esiste.
E allora, io ti prego,
per me, per la mia vita futura,
devi inventarla.
E' forse l'unico dono
a cui io credo
di avere diritto.
Elisa
Brauns, 1974 da "Parola smarrita parola ritrovata", 1995 antologia
a cura del Gruppo per la poesia del Coordinamento
Riabilitazione Servizio Salute Mentale USL N. 4 "Genovese".
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UOMO
DEL MIO TEMPO
Sei
ancora quello della pietra e delle fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
- t'ho visto - dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gi animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.
Salvatore
Quasimodo, Poesie e discorsi sulla poesia,© 1971 Arnoldo Mondatori
Editore SpA, Milano
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NATALE
Non
ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho
tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi
così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Giuseppe
Ungaretti, Vita di un uomo,© 1969 Arnoldo Mondatori Editore SpA,
Milano
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LAVORO
Un
tempo
la mia vita era facile. La terra
mi dava fiori frutta in abbondanza.
Or
dissodo un terreno secco e duro.
La vanga
urta in pietre, in sterpaglia. Scavar devo
profondo, come chi cerca un tesoro.
Umberto
Saba, Tutte le poesie, © 1984 Arnoldo Mondatori Editore SpA, Milano
AMICO
FRAGILE
Evaporato
in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta".
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente i seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscano le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.
E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.
Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.
E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.
Fabrizio
De Andrè, Amico fragile da Volume 8 © 1975 Bel disc - BMG
Ricordi
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POETICA
(2)
Non
scriverò più verSI
che SI incartino DOlci
dentro LA musica
delle parole ritmate,
delle rime baciate.
AlLA grazia dell'assonanza
preferisco
LA forza delLA dissonanza:
dunque, finisco
il giro attorno
al mappamonDO
del cuoRE e delLA mente,
delle idee delle cose,
non protetto in una serra
seduto su un letto di rose,
ma onoREvolmente
con il culo per terra.
Raffele
Crovi, Pianeta terra,© 1999 Marsilio Editori SpA, Venezia
inizio
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