IMPROVVISAZIONE IN FORMA CANZONE

Crediamo che la musica (soprattutto quando non si aggira completamente nei territori dello show business), possa essere considerata uno splendido "cavallo di Troia", uno strumento eccezionale per raggiungere obiettivi e risultati impensabili, o più semplicemente per provare a dare un contributo per fornire alle persone stimoli o informazioni, per coinvolgerle o avvicinarle a temi, fatti e idee…

Universalità del linguaggio sonoro, immediatezza e sintesi sono alcune delle caratteristiche primarie della forma canzone. Quando questa riesce a liberarsi delle sovrastrutture imposte e non (opportunismi a fini commerciali, autocompiacimenti, ecc.), quando nasce da idee forti, intuizioni, libertà espressiva, capacità comunicative e soprattutto da un territorio di creatività non contaminato, da voglie istintive, dal desiderio di provocare, di lasciare una traccia, allora quella "semplice" canzone si trasforma in un seme prezioso.
Accade quando entra realmente nella vita delle persone, quando ne accompagna il corso, ne segna percorsi, ne modifica fatti o eventi. Accade di rado, soprattutto oggi, dove ogni cosa deve filtrare attraverso le fitte maglie dell'industria, della promozione, dei media.

E proprio come un seme la canzone va curata, seguita, allevata, messa nelle condizioni di poter un giorno mettere radici e forse addirittura germogliare. Le parole che recherà avranno bisogno di un ambiente adeguato, delle condizioni ideali, del vestito sonoro adatto, di mani capaci e menti agili.
Esiste però anche un altro percorso, più accidentato e difficile, ma immediato ed unico: prendere la canzone come fosse uno di quei grandi pani di una volta, impastarla, cuocerla, tagliarla e dividerla con gli altri. E' un sapore molto più genuino, vero, raro. Significa crearla insieme. Qualcuno legge un suo scritto, può essere una poesia o il testo di una canzone, lo stralcio di una lettera o una semplice riflessione; insieme si decide indicativamente come dovrebbe essere la musica adatta, se lenta, veloce, scura, allegra, violenta, ritmata, ecc. poi indicativamente lo stile (rock, dark, metal, o acustico, ecc.).
Quindi il batterista inizia a suonare, a seguire il basso e la chitarra di Davide. Se il vestito sonoro è convincente decideremo ancora insieme come dovrà essere il canto. A volte si unisce anche qualche musicista del pubblico e non.

Memorabile, in una di queste situazioni, la partecipazione non prevista di Franz Di Cioccio (PFM), presente in veste di oratore, che improvvisamente si mise a suonare (il tavolo ed una sedia con le mani, la pedana sulla quale stavamo improvvisando con… un piede !)…

La voce, che sta a guardare ed arriva come i generali a battaglia finita, ha la responsabilità di centrare il bersaglio che gli altri musicanti hanno creato, il compito più facile (gli si porge una struttura musicale approssimativamente completa) e nello stesso tempo più difficile (quando la bocca accenna ad aprirsi non si ha la più vaga idea di quale melodia stia per uscirne; comunque deve funzionare subito). E' il dominio totale dell'istinto e della creatività.
Noi la chiamiamo "improvvisazione in forma canzone".
Tutto può essere rapidissimo o durare ore, a seconda del coinvolgimento di chi si siede nel nostro cerchio,
della voglia di giocare con i suoni e le parole, della voglia di partecipare e creare.
E' lo spettatore che diventa spettacolo, che diventa artista, che partecipa realmente.
E' l'abbattimento del muro tra artista e pubblico (sì, proprio quel floydiano "The wall" di Roger Waters, nato dall' alienazione del musicista verso i fan dei concerti, arrivata al culmine di uno sputo proprio ai danni di uno di loro). Questo volevamo realizzare, quando abbiamo deciso di diventare un guscio di noce in mezzo al mare e di andare a suonare su un camion in mezzo a centomila persone (non sapevamo ancora che sarebbero state molte di più), nel corteo conclusivo durante il G8.

E poi si arriva al "cosa" cantare. Finora si è parlato del procedimento, della tecnica usata.
Ora si arriva alla SOSTANZA: tendenzialmente si trattano temi direttamente legati al luogo in cui si svolge l'azione - performance. Il legame con il concetto del "fare Memoria" si stringe.
Un esempio: il 25 aprile 2000, nell' ex Campo di Concentramento di Fossoli di Carpi -MO (da cui Primo Levi e molti altri italiani ed europei partirono verso la Polonia e la Germania), tutte le parole trasposte in canzone furono tratte da poesie, lettere, scritti, testimonianze di partigiani o ex deportati. Questo facciamo. In quell'occasione fu chiaro che un gruppo rock il 25 Aprile in un Lager può non essere fuori luogo.

ALTERA