G8: LE GABBIE DI GENOVA
Dieci lunghi anni durò la guerra di Troia, finita con la distruzione di una delle più ricche e potenti città del mondo antico. Mi piace pensare che quel cavallo di legno, in un luglio bollente di migliaia di anni dopo, possa tornare idealmente, mutato in acciaio, gomma e suono, davanti ad un'altra fortezza, la cosiddetta "zona rossa" di Genova, quella che io chiamo, credo più correttamente "zona rozza".
E' una roccaforte voluta contro i suoi stessi abitanti, costretti a sentirsi come animali imprigionati, obbligati a subirla, costretti ogni volta a chiedere il permesso per poter uscire e per potervi rientrare. Centinaia di vicoli e strade chiusi con cancelli e griglie, come in un ghetto, come in una galera.
Inimmaginabile, inconcepibile in pieno 2001, ma tristemente reale e tangibile.
Provate ad immaginare la vostra casa, lo spazio che vedete dalle vostre finestre, chiuso da un muro di ferro, così, da un giorno all'altro.
E nessuno viene a chiedervi un permesso o un parere. Voi, la vostra famiglia, la vostra storia, i vostri diritti, le vostre abitudini, semplicemente, non esistete, non contate nulla.Le menti deviate che hanno saputo partorire questa oscenità, questa violenza sottile, le istituzioni che l' hanno accolta e le forze dell'ordine che l' hanno presidiata, sono ugualmente colpevoli. E la violenza, inesorabilmente, da sempre, senza ritegno o pudore, chiama altra violenza. E questa, che molti non ricordano più, è stata la prima vergogna.
Permettere a quell'altra parte di umanità, il nostro magnifico e democratico occidente, di mantenere il suo plastico tenore di vita, arricchendo oltre misura pochi eletti e blandendo le moltitudini di illusioni e promesse, dando loro contentini a strati ed illusioni a piramide, costa ogni istante del giorno la fatica, lo sfruttamento o la morte di migliaia di altri esseri umani.
Le gabbie di Genova ed il sangue che le ha seguite sono il simbolo chiaro ed inequivocabile di quanto poco oggi possa contare l'uomo; il fardello di sofferenze e disagi che una grande parte di questa umanità sopporta, non vale nulla davanti alle celebrazioni del potere, ai pranzi di gala, al transito impietoso ed incessante del denaro alle frontiere, al business spinto delle multinazionali.
Singolarmente, ogni giorno, e collettivamente, ogni giorno, non è più possibile evitare di pronunciare una piccola, semplice parola: BASTA.
STE